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La pietra d'angolo
Non è mia intenzione parlare di me stesso in terza persona, come per rendere le casualità e le scelte della mia vita degli episodi epici: preferisco raccontare, in poche righe, come l’amore per l’arte sia stata la pietra d’angolo su cui ho costruito il mio percorso di vita.
Vengo al mondo, senza aver presentato alcuna richiesta ufficiale, nel maggio del 1983 a San Giovanni Rotondo, piccolo comune del Gargano. Fin dalla primissima infanzia, con sommo sbigottimento della mia famiglia, mi interesso quasi esclusivamente all’arte, preferendo la matita alle macchine radiocomandate, e le monografie degli artisti ai fumetti dei supereroi.
Non avendo le risorse economiche per l’iscrizione a un costoso istituto d’arte privato – l’unico presente sul Gargano – scelgo di frequentare un istituto tecnico-industriale, ma soltanto per conseguire il diploma necessario con cui poter frequentare l’università, e senza mai smettere di riempire di tracce colorate le mie tele e i miei fogli.
A cavallo degli anni duemila soggiorno frequentemente a Oxford, dove ho la possibilità di dipingere e vendere i miei lavori grazie alla mediazione di un poeta locale conosciuto per puro caso.
A un certo punto, decido di cambiare aria e scelgo di vivere a Firenze, per frequentare la locale accademia di belle arti. Ma, nonostante i numerosi commenti positivi ricevuti da docenti e colleghi, non supero l’esame di ammissione e, pertanto, mi iscrivo al corso di laurea triennale in storia e tutela dei beni artistici presso la facoltà di lettere e filosofia, sempre a Firenze.
“Tanto”, pensavo, “l’argomento è per me fondamentale e sarà un occasione per apprendere in maniera approfondita e strutturata le lezioni dei grandi maestri. Poi a metterle in pratica, elaborarle e farle mie ci penserò da me, nella mia camera di studente universitario”: così è stato - e non ho mai smesso - anche se di camere ne ho cambiate molte.
Non ho mai fatto mostre, non ho mai collaborato con gallerie d’arte, non mi sono mai occupato di promuovere la mia arte ma ho passato i primi 37 anni della mia vita soltanto a studiare, sperimentare, sbagliare, correggere, cambiare idee e lavorare sulla mia pittura, senza sosta: perché la mia arte viene prima di tutto; alle restanti attività quotidiane dedico lo stretto tempo necessario. Ho – insomma – da dipingere e studiare.
Nel corso degli anni ho sperimentato, in maniera costante e onnivora, diverse tecniche e approcci nei confronti della pittura rimanendo, anche quando accenno all’astrazione, sempre ancorato alla rappresentazione figurativa e tenendo sempre al centro della mie tematiche la giustizia sociale e la condizione umana, nelle sue molteplici forme e variazioni.
Nonostante questi anni passati a dipingere esclusivamente tra le pareti di casa – e affidando la circolazione delle mie opere soltanto alla casualità o al passaparola – diversi miei lavori si trovano in collezioni private toscane, lombarde e inglesi.
Da circa tre anni faccio lo sforzo immane di pubblicare sui da me tanto odiati social network alcune mie opere e, nell’ottobre del 2020, inauguro il mio atelier a Firenze, animato fin da subito da diversi artisti locali emergenti come pittori, scultori, grafici, fotografi e scrittori: rapporti e confronti fertili, costruttivi, che stanno ulteriormente ampliando le mie fonti di ispirazione.
“Io devo dipingere. Poi del resto mi importa assai meno.”
Di cosa mi occupo
A oggi lavoro principalmente su tavola non trattata, supporto che apprezzo molto per la sua natura grezza e materica , tramite una prima stesura a pennello dei colori a olio. Successivamente, intervengo sulla superficie pittorica con spatole, coltelli, seghe, bastoni e una modalità, talvolta nervosa, che serve a rappresentare la realtà più ruvida, scomoda e brusca.
Queste tematiche e questa tecnica sono presenti in tutti i dipinti inseriti in questo catalogo e presentati nei capitoli “Defeat - Sconfitta”, “Lastre pittoriche”, “Ritratti”, “Ombre indagate” e “Grafite dinamica” e che esprimono, se viste come un unicum, un palcoscenico animato da infinite figure in perenne lotta, consapevoli delle difficoltà e delle proprie debolezze, ma determinate e sicure nell’affermare la propria dignità.